Come si crea un nemico, quando ci manca, quando ci serve per la nostra coesione sociale. Sul vero e sul falso, sul vero che ci fa odiare, sul vero di cui abbiamo bisogno per la nostra fiduccia, sui meccanismi manipolativi. Ogni idea buona e bella puo trasformarsi in incubo, e spesso si fa proprio cosi, per creare un nemico serve un ideale bello e buono, accettabile da tutti. Cosa sarebbe l'emanciapzione oggi. L'emancipazione di per se presupone una struttura oppressiva. Esiste oggi una struttura opressiva? In fondo esiste, un sistema culturale publicitaria che diventa oppressiva, o la mass media imponendo certi luoghi communi puo diventare opressiva. Il risveglio per dirlo in una espressione gnostica, l'emancipazione sarebbe in questo senso l'accorgersi di questi nuovi luoghi communi oppressivi. L'emancipazione sarebbe come sempre il non farsi abindolare di certe manipolazioni, di non dare per scontato un ordine di valori che la società presente lo vuole imporre come ovvia (nel nutrizionismo, in un femminismo ormai senza senso, ma anche nelle proposte semplice pubblicitarie. Per Gadamer sarebbe quello di cercare sempre di mettere in discusione i propri pre-giudizzi, un nosce te ipsum piu preofondo, dove avere corag gio di meravigliarsi con Socrate al mercato di Athene che "Quante cose ci sono che non mi servono!" (Diogenes Laertios) La cultura di oggi è una di inganno di seduzione che esercita il suo ovietà e impone attraverso cio e non in maniera chiara oppressiva come i regimi communisti e nazisti del secolo scorso. L'emancipazione poi è stata usata anche in maniera manipolativa, oppressiva per creare un nemico, e probabilmente molti credevano davvero in questi ideali, ma nello stesso tempo costruisce su una mentalità di rancore, di creare il nemico, falsificando rapporti sociali, interumani. P.es nell'aristocrazia-il male, egoisti, sani e felici i proletari tutti buoni, tristi, seri, disgraziati
lunedì 24 febbraio 2014
Un nemico inventato
Come si crea un nemico, quando ci manca, quando ci serve per la nostra coesione sociale. Sul vero e sul falso, sul vero che ci fa odiare, sul vero di cui abbiamo bisogno per la nostra fiduccia, sui meccanismi manipolativi. Ogni idea buona e bella puo trasformarsi in incubo, e spesso si fa proprio cosi, per creare un nemico serve un ideale bello e buono, accettabile da tutti. Cosa sarebbe l'emanciapzione oggi. L'emancipazione di per se presupone una struttura oppressiva. Esiste oggi una struttura opressiva? In fondo esiste, un sistema culturale publicitaria che diventa oppressiva, o la mass media imponendo certi luoghi communi puo diventare opressiva. Il risveglio per dirlo in una espressione gnostica, l'emancipazione sarebbe in questo senso l'accorgersi di questi nuovi luoghi communi oppressivi. L'emancipazione sarebbe come sempre il non farsi abindolare di certe manipolazioni, di non dare per scontato un ordine di valori che la società presente lo vuole imporre come ovvia (nel nutrizionismo, in un femminismo ormai senza senso, ma anche nelle proposte semplice pubblicitarie. Per Gadamer sarebbe quello di cercare sempre di mettere in discusione i propri pre-giudizzi, un nosce te ipsum piu preofondo, dove avere corag gio di meravigliarsi con Socrate al mercato di Athene che "Quante cose ci sono che non mi servono!" (Diogenes Laertios) La cultura di oggi è una di inganno di seduzione che esercita il suo ovietà e impone attraverso cio e non in maniera chiara oppressiva come i regimi communisti e nazisti del secolo scorso. L'emancipazione poi è stata usata anche in maniera manipolativa, oppressiva per creare un nemico, e probabilmente molti credevano davvero in questi ideali, ma nello stesso tempo costruisce su una mentalità di rancore, di creare il nemico, falsificando rapporti sociali, interumani. P.es nell'aristocrazia-il male, egoisti, sani e felici i proletari tutti buoni, tristi, seri, disgraziati
mercoledì 20 novembre 2013
Desiderio
Il desiderio erotico prima di tutto non è una lussinga fatta alla vecchia zia, ma è un modo di far capire cosa farei io con te. E diciamo non si fa intendere in modo cosi lisci o come gli occhi pieni di cuoricini di topolino inamorato, ma ti tiro per capelli che mi piaci, ti prendo in giro, ti evito perch mi metti in soggezione, quindi non una volta si manifesta come l'odio. Per quello poi quel antico gioco con i fiori che mi ama o non mi ama. Inoltre il desiderio maschile ti mette in soggezione, non lo fanno per cattiveria, anzi, ma ti mette in soggezione lo stesso e toglie la tua autorità. Per verità, a volte lo esprimono a posta per intimidirti. Se il desiderio maschile fosse un merito anche una pacca sul sedere sarebbe considerato un merito e insomma, non lo è.
martedì 29 ottobre 2013
Immagine e senso
Già nel mio libro h toccato l'importanza dell'immaginario nella costruzione dell'identità. lo stravolgimento dell'immaginario o la confusione tra immaginario e realtà ultima, la confusione tra immagine e senso.
mercoledì 18 settembre 2013
Giorgio Cosmacini
Sto leggendo per la prima volta un libro di Giorgio Cosmacini- Prima lezione della medicina. Probabilmente leggero anche altri suoi libri di storia e filosofia della medicina. Mi piace molto il suo stille chiaro, anche se troppo didattico, però chiarisce bene i concetti di base della medicina (terapia, cura, profilassi, prevenzione, recupero. Vengono messi in risalto tra le scoperte della medicina dello secolo scorso, le piu recente conquiste sociali e medicali, adesso sono al capitolo fisioterapia, neuroprischiatria infantile per disabili. Critica il medico che diventa sempre piu tecnico e meno umano nel suo rapporto con i pazienti, le prevenzioni anche inutili e che ne abusano- due critiche ceh le sento anche mie nei confronti della medicina di oggi. E accentua il rulo del rapporto società, politica, medicina, che poi puo avere risvolti anche negativi secondo me (colpevolizzare in maniera eccessiva fumo, certi alimenti, certi comportamenti) ma che sono importanti per esempio per assicurare una vita digitosa agli portatori di handicap
giovedì 12 settembre 2013
Perché l'ermeneutica (2004)
Io e l’ermeneutica
Vorrei accennare alcuni eventi significativi che hanno formato il mio interesse verso l’ermeneutica e le filosofie, le letture che hanno influito il mio pensiero.
Fin da piccola soprattutto il cielo stellato era quello che mi riempiva il cuore di fascino e meraviglia. Sognavo di diventare astronauta, volare avanti e indietro nel tempo, vedere la nascita dell’universo, la formazione delle galassie, delle stelle, della Terra, della vita e dell’uomo. Leggevo libri scientifici di divulgazione e consideravo la scienza il solo metodo per conoscere la verità, perché le scoperte scientifiche mi creavano meraviglia. Nello stesso tempo mi piaceva leggere sulle diverse credenze stellari e nel destino dai babilonesi, a Pitagora, da Platone agli arabi.
Nella seconda superiore avevo un professore eccellente di scienze socio umane, Muresan Cornel che invece di spiegarci il testo dei congressi di Ceausescu come doveva fare ci raccontava a bassa voce la storia delle religioni.
Purtroppo in quel tempo non ho trovato nelle biblioteche nessun libro
per approfondire l’argomento del sciamanesimo per esempio; Ma leggendo la teoria di Daniken, ho chiesto il parere del mio professore su questa teoria. Più o meno cosi mi ha risposto: Quando si tratta di antiche culture di cui sono rimaste poche tracce l'uomo può progettare gli eventi della sua cultura, del suo orizzonte storico in quell’altra cultura, e siccome Daniken vive nel secolo della conquista spaziale vede nave cosmiche, radioattività ed extraterrestri.
Infatti, ho pensato che se fossi vissuta nel tardo medioevo avrei voluto studiare l’astromedicina e non l’astronomia, magari a Granada per conoscere anche ciò che dicevano i medici e filosofi arabi o la Cabbala giudaica. Ho capito nella sua risposta che un’idea fondamentale dell’ermeneutica filosofica è che ci troviamo sempre già in una forma di precomprensione del mondo. Nella storia, nell’arte, nella religione non possiamo mai parlare della conoscenza certa, ma solo delle interpretazioni, e in queste interpretazioni dobbiamo essere coscienti della nostra coscienza storica, dei nostri pre-giudizzi culturali.
Sul problema della conoscenza storica sono tornata nel primo anno universitario nel corso di Storia della cultura e civiltà, nella mia relazione seminariale sul monoteismo e sul politeismo, dove seguendo Leo Oppenheim evidenziavo l’impossibilità di conoscere l’esperienza religiosa originaria perché i segni rimasti di una cultura permettono interpretazioni diverse, interpretazione in cui sempre sarà presente il pre-giudizio culturale dell’interpretante. Poi nella Filosofia della storia ho approfondito la comprensione storica di Dilthey.Cercando le fonti di ispirazione di Daniken dalla storia delle culture amerinde ho trovato con vergogna di appartenere alla cultura europea il genocidio che abbiamo fatto in Sud America. Mi è piaciuto l’interpretazione di Tzvetan Todorov che fa della Conquista dell’America una storia esemplare di un scontro dove sono uno dopo l’altro malinterpretati le intenzioni comunicativi dell’Altro. Penso che una delle emergenze della cultura postmoderna è la comunicazione interculturale, la difficile relazione con Altro. L’ermeneutica e la fenomenologia sono quei metodi che lasciano sentire la voce dell’Altro.
Solo dopo due anni di aver compiuto i studi liceali sentii finalmente con sicurezza che il mio interesse fondamentale era la filosofia. Mi sono preparata un anno cercando tutta la bibliografia trovabile nelle biblioteche della mia città. Volevo leggere di tutti i filosofi importanti almeno dei frammenti delle loro opere fondamentali. Allora ho letto per la prima volta Gadamer (in traduzione ungherese), mi piaceva molto la Fenomenologia dello spirito di Hegel, ma l’esistenzialismo è stato ciò che veramente mi ha colpito e ho trovato che solo in maniera estetizzante, guardando la vita come un gioco, dove solo il bello ci salva, si può sopravvivere alla tragicità dell’esistenza. Forse per quello mi é piaciuto molto il pensiero di Nietzsche, la vita é il desiderio di illudersi.
Vorrei aggiungere alcune parole sulla mia religiosità, che volens nolens sarà implicito in un’analisi dell’ermeneutica dell’esperienza religiosa. Mi sono avvicinata del soprannaturale sotto l’influenza della mitologia greca dove gli dei puniscono la superbia, la troppo grande felicità, la Madre Dea, di cui parla Eliade, che dà vita e che distrugge senza nessuna pietà i suoi figli. Infatti la cosa che io sento più vicina al soprannaturale sono i fenomeni estremi, le tempeste, i fulmini, i terremoti, gli incidenti mortali improvvisi l’esperienza psicotica. Nelle letture bibliche ciò che mi ha sempre colpito é stato il Dio tremendo, quello che manda zolfo e lapilli su Sodoma e Gomorra, che colpisce Giobbe per scherzo e poi si lava i mani perché lui ha troppi impegni, il Dio dell’Eclesiaste che nega qualsiasi Giustizia umana, un Dio che é insieme imperscrutabile, inconoscibile, e tremendo. La lettura di Kierkegaard e di DD.Rosca –L’esistenza tragica l’ho trovato molto vicina al mio sentire. Inoltre la fenomenologia dell’esperienza del sacro di Rudolf Otto mi ha confermato l’idea che riconosciamo l’esperienza religiosa dopo il complesso sentimento di Fascinans, del Misterium Tremenum ed dell’Energia come forza eccessiva.
Il prof. Aurel Codoban mio conduttore della tesi di laurea e studi approfonditi, era non a caso anche il professore di semiologia. A lui devo il modo in cui io mi sono avvicinato all’ermeneutica, potrei quasi dire che lui mi ha aperto gli occhi sulla esistenza di una razionalità significante oltre quella operazionale, che i significati creano il nostro mondo e in fondo il nostro modo di pensare è simbolico, che la metafora e la metonimia hanno il fondamento nella costruzione del nostro cervello.
E sempre lui ci ha insegnato la filosofia delle religioni. Secondo lui la filosofia è una religione, nata come esegesi alla religione greca antica e poi della Bibbia e interpretava la religione, come fenomenologia del Sacro, nel senso di Rudolf Otto ma il sacro e sempre nascosto nel profano come in Eliade analizzando le religiosità e il politeismo postmoderno.
Nello stesso anno ho fatto, il corso opzionale di teorie contemporanee dell’arte dove ho scelto di fare la relazione semestrale su: Gioco e sacro nell’arte. in questa relazione ho approfondito la teoria del gioco nell’arte di Gadamer e l’ontologia dell’opera dell’arte di Heidegger.
Sempre il prof. Codoban teneva anche il corso di ermeneutica e l’ermeneutica del amore. Può essere che anche per questo trovo l’ermeneutica dell’esperienza religiosa nel senso più largo, l’ermeneutica del esperienza dell’irrazionale i più incitanti problemi di filosofia, che permettono di raccogliere meglio di altri metodi i significati della profondità umana.
Infatti seguendo soprattutto il pensiero di Paul Ricoeur, sulla cui teoria dell’interpretazione ho scritto la tesi di studi approfonditi, intendo l’ermeneutica della religione come l’incontro della fenomenologia del sacro con la psicanalisi (junghiana più che freudiana).
Dopo la lettura di Jung qualcosa è cambiato nel mondo, per me fu come una rivelazione. Perché lui analizzava un problema che m’interessava da sempre: il collegamento dell’esperienza dell’estasi religiosa e dell’esperienza psicotica. Il metodo di ricerca é quello di analizzare le somiglianze tra le esperienze religiose profetiche e sciamaniche, con le esperienze psicotiche per scoprire un fondo comune tra le rappresentazioni numinose e l’inconscio collettivo dell’umanità. Non solo Jung ma tutta la scuola junghiana, con Marie Louis von Franz e le analisi delle favole della individuazione femminile ma anche la teoria di Melanie Klein sull’immaginario mostruoso dei bambini o sulla teoria del ruolo dell’arte in Bion.
Interesi di ricerca:
1. L’estasi religiosa e la follia. Il senso della follia da punto di vista dell’analitica esistenziale e della psicoanalisi della profondità, la follia come esperienza del sacro e non solo.
Personalmente mi interessa individuare dei punti di riferimento per analizzare il senso del delirio come esperienza del male, e fase propedeutica sia dell’esperienza religiosa che della conoscenza, inoltre sarei interessata ad analizzare l’esperienza della metamorfosi come esperienza di mancanza dell’identità ed anche essa fase propedeutica dell’individuazione; Analizzare gli elementi essenziali in questa esperienza, partendo appunto dal significato di mancanza o di perdita della realtà e analizzare a quel punto come viene a crearsi o a trasformarsi il significato della realtà. Analizzare quali sono gli elementi che permettono una comunicazione, cosa può definire una realtà comune per la comunicazione con l’altro.
Una interpretazione dell’altro visto dal punto di vista del suo Esserci vissuto come straniero, come essere che non è, il soggetto la cui familiarità con il mondo l’in der welt sein svanisce. Ed in tale ambito mi piacerebbe individuare i termini teorici in che maniera è collegabile il folle ed i suoi sogni e lo sciamano e le sue visioni alla vita dei “normali” che hanno bisogno di questi sogni, di queste visioni, che spesso formano le mitologie e l’arte sacra in cui si riconosce un popolo. Mi piacerebbe approfondire l’interpretazione di questa esperienza, seguendo anche la linea dell’angoscia nell’esistenzialismo o del tremendum in Rudolf Otto come fondamentali per l’esperienza religiosa. Mi piacerebbe analizzare il senso della follia nel senso di paura della perdita d’identità, sia nella cultura della colpa nella Grecia classica, sia nel medievo romanico dei bestiari e anche nella psicoanalisi delle profondità.
2. Il pensiero simbolico tardomedioevale, dal simbolismo universale alla pansemiosi metafisica, attraverso l’iconologia dell’arte romanico gotica e i metodi interpretativi attraverso le enciclopedie medioevali e le prime letterature, l’astromedicina dei bestiari, il simbolo religioso del mostruoso, o l’elemento monstruoso della esperienza religiosa medioevale, vista sia come il misterium tremendum sia come paura di diventare bestie. L’immagine di se dell’uomo medioevale. La vicinanza all’al di la.
3. La mitologia, il pensiero mitico. Il fantastico. Couliano diceva che la fantascienza é ormai il solo modo di fare metafisica. Il fantastico ha la capacità di mettere le domande fondamentali della filosofia perché usa il linguaggio simbolico, figurato perché é uno sguardo esterno alla realtà. Nella fantascienza manca l’intenzione di far finta della realtà, richiede una comprensione diversa, ci propone un mondo come se fosse e cambia la prospettiva della realtà, cambia la nostra percezione della vita. In fondo questo è il ruolo del arte. Il ruolo dell’immaginario nella costruzione di se. Il se si conosce solo come l’altro e per ritrovare se stesso deve percorrere i testi finzionali (fictional) della cultura, scrive Ricoeur. Nella mia tesi di Studi approfonditi ho analizzato il statuto della finzione in Umberto Eco, Thomas Pavel, Paul Ricoeur, e Maurice Blanchot ma anche l’uomo immaginario di Edgar Morin e nel doppio da Otto Rank. Uno degli metodi grazie a cui si realizza l’immedesimazione é il gioco da parte dell’autore con il tempo.
4. Il problema dell’Altro in Emanuel Levinas e in Martin Bubber . Considero che il problema dell’Altro è la problema della filosofia pratica la più stringente della nostra cultura. Levinas e Bubber appartengono alla tradizione ebraica e io vorrei sapere partendo appunto dalla loro concezione anche i collegamenti tra il divieto di rappresentazioni del Dio e l’immagine di Se e dell’Altro, seguendo in parallelo le immagini del Sacro di se e del Divino nell’arte religiosa. L’esperienza religiosa e l’incontro con l’altro. Monoteismo e politeismo nello specchio della relazione con l’altro.
mercoledì 14 agosto 2013
Le frecce di Kama
Il Dio Kama ha 5 frecce 1. quello che scatenano il parossismo del desiderio (starnitoarea paroxixmului dorintei) 2.quello che provoca l incendio (Incendiatoarea 3. la follia Nebunia 4. Parjolul 5. Moartea
martedì 13 agosto 2013
Hiszem
Hiszem hogy az ember a mai világban élhet őszintén és harcolhat becsületesen.
Hiszek a szép álmok megvalósulásában, hiszek a Mikulásban, hiszem a karacsonyfát és a kisjézuskát. Hiszek a mesékben, a legendákban, hiszek abban hogy titokban a játékok (meg az ellenfelek is) szeretik egymást'
Hiszek abban hogy maradhat bennünk valami játékos, valami gyermeki ártatlanság életünk megpróbáltatasain át
Omnis mundi creatura
Omnis mundi creatura
quasi liber et pictura
nobis est in speculum
nostrae vitae, nostrae mortis
nostri status, nostrae sortis
fidele signaculum
(Alain de Lille, 1128-102, Anticlaudiam)
lunedì 12 agosto 2013
Il passato
Dove è il passato? Ma siamo siccuri che è davvero esistito e non è stato solament eun sogno. Il passato non sono solo i nostri ricordi, , è anche il nostro corpo testimone di una origine, del fatto che non esiste solamente il presente. Ho scoperto a caa mia sul balcone molte cose di me stessa: una collezione di riviste tecnico scientifiche del tempo di Ceausescu: la tecnica e la scienza andava forte, e infatti paragonabile come consistenza con le riviste di oggi, s enon piu consistente, hanno sostenuto il mio interesse per astronomia, cosmologia, ma anche adn o vita delle api, energie alternative. Ho scoperto tanti modelli di sartoria, solo che non trovo la rivista da dove vengono, modelli tipo Burda Ho scoperto i miei quaderni con canzoni che cantavamo insieme alla mia sorella. Ho scoperto una collezione di riviste di pasticceria di riviste di fantascienza Sono proprio una persona enciclopedica :D
mercoledì 7 agosto 2013
Jung (1995 bejegyzes)
Mintha gazdagabba valt volna a vilag Junggal es a Fowells Magussavval. Ugy erzem most mar megertem a szeretetet, hogy miert is dobal ossze vissza es miert kell rea hallgatno, kovetnem. Ez a beavatas, ez a jel. Es az utat is jobban ertem meg azt is hogy "Ismerd meg magad!"a veszelyes es a titkos utat onmagink fele
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